Il 26 giugno 2026, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha avviato un’istruttoria sulle recenti modifiche apportate da Microsoft al servizio di abbonamento Microsoft 365, sollevando importanti interrogativi sulla trasparenza nei confronti dei consumatori nell’era dell’intelligenza artificiale. L’indagine riguarda, in particolare, l’adeguatezza delle informazioni fornite agli utenti dopo l’integrazione delle funzionalità di intelligenza artificiale Copilot e Designer in Microsoft 365 nell’ambito di un’offerta di abbonamento a prezzo più elevato. Secondo l’Autorità, gli utenti potrebbero aver ricevuto informazioni frammentarie ed essere stati automaticamente trasferiti a un piano più costoso, salvo rinunciare espressamente all’aggiornamento, circostanza che potrebbe aver limitato la loro capacità di compiere una scelta consapevole al momento del rinnovo.
Piuttosto che mettere in discussione la decisione di Microsoft di introdurre funzionalità basate sull’intelligenza artificiale o di modificare la propria politica tariffaria, l’istruttoria si concentra sulle modalità con cui tali cambiamenti sono stati comunicati ai consumatori. Il caso richiama l’attenzione su una questione sempre più rilevante per i servizi digitali in abbonamento: quando nuove funzionalità di IA vengono integrate in un prodotto già esistente, le imprese potrebbero dover riconsiderare il modo in cui presentano tali modifiche agli utenti, soprattutto quando incidono sul prezzo, sui rinnovi automatici o sulle opzioni di abbonamento predefinite.
L’indagine avviata dall’AGCM si inserisce inoltre in una più ampia tendenza regolatoria. Un caso analogo è emerso in Australia il 26 ottobre 2025, quando l’Australian Competition and Consumer Commission (ACCC) ha avviato un procedimento giudiziario nei confronti di Microsoft, sostenendo che circa 2,7 milioni di consumatori sarebbero stati indotti in errore dopo l’integrazione di Copilot negli abbonamenti Microsoft 365 e la mancata presentazione, in modo sufficientemente chiaro, di alternative di abbonamento a prezzo inferiore. Analogamente all’indagine italiana, anche il procedimento australiano evidenzia la crescente importanza della trasparenza nei confronti dei consumatori quando le modifiche legate all’intelligenza artificiale incidono sui servizi in abbonamento.
Con l’intelligenza artificiale che diventa una componente sempre più diffusa dei servizi digitali di uso quotidiano, l’attenzione del diritto si sta progressivamente spostando dalla tecnologia in sé alle modalità con cui essa viene introdotta nei confronti dei consumatori. L’indagine italiana suggerisce che il dibattito normativo futuro potrebbe concentrarsi non solo sul valore aggiunto offerto dalle funzionalità di IA, ma anche sulla necessità che i consumatori ricevano informazioni chiare e trasparenti per poter compiere scelte realmente consapevoli. Indipendentemente dall’esito dell’istruttoria, il caso riflette la crescente centralità del principio di trasparenza nell’integrazione dell’intelligenza artificiale nei servizi in abbonamento.












