L’integrazione degli strumenti di intelligenza artificiale nelle piattaforme digitali dominanti continua ad attirare l’attenzione delle autorità di regolamentazione italiane. Questo mese, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha chiuso l’indagine relativa all’integrazione di “Meta AI” in WhatsApp, dopo che la Commissione europea ha esteso la propria revisione del caso includendo anche l’Italia.
L’indagine italiana era stata avviata nel 2025 a seguito delle preoccupazioni secondo cui l’integrazione dell’assistente AI di Meta in WhatsApp potesse configurare un abuso di posizione dominante. Secondo l’AGCM, la collocazione visibile e preinstallata dell’assistente AI all’interno di WhatsApp potrebbe aver incentivato gli utenti a utilizzare i servizi di intelligenza artificiale di Meta, riducendo al contempo la visibilità e le opportunità di crescita dei fornitori concorrenti. Le autorità erano particolarmente preoccupate dal fatto che Meta potesse sfruttare la posizione dominante di WhatsApp per favorire i propri servizi AI rispetto a quelli dei concorrenti.
L’AGCM ha inoltre esaminato alcune condizioni contrattuali relative a WhatsApp Business, esprimendo preoccupazioni sul possibile impatto di tali pratiche sulla concorrenza nel mercato dei chatbot basati sull’intelligenza artificiale.
Sebbene l’indagine nazionale sia stata chiusa, le questioni concorrenziali sottostanti restano ora oggetto di valutazione a livello europeo. Il caso rappresenta quindi più di un semplice trasferimento procedurale tra autorità. Riflette inoltre il crescente livello di attenzione nei confronti delle grandi piattaforme tecnologiche quando integrano servizi basati sull’intelligenza artificiale in ecosistemi digitali già dominanti. Potrebbe anche indicare che le future valutazioni in materia di concorrenza in Europa non si concentreranno soltanto sulle quote di mercato, ma sempre più sul modo in cui i servizi AI vengono integrati negli ecosistemi digitali esistenti.












